Mignolo (storia per bambini).
La là la la là...uh, uuuuuu uòh!!. cantava Indice, fiero come sempre, con la sua solita aria d’importanza. D’altronde era sempre lui ad indicare la strada, a tutti. Insomma, diciamolo subito, il capo. Anche se non era il più forte, né il più grosso. E che possiamo farci. Dopotutto agli altri andava bene così. Non si lamentavano neanche. Medio infatti passava per grosso e (sperando che non ci senta) scemo, lo sapeva, ma non si mortificava più di tanto. Per questo lasciava fare e dire, consapevole della sua importanza niente lo toccava né lo turbava. Un comportamento invidiabile no? Eeehh! non curarsi di ciò che si pensa in giro sul proprio conto e vivere soddisfatti di ciò che si fa’, che è poi la cosa che più importava. Ed era proprio così anche per Medio. Che sogno. Ora però non diciamo più niente sul suo conto, se indaghiamo ancora su ciò che ci sembra essere Medio... sbaglieremmo di sicuro!. E gli altri? Beh, c’è Anulare che è il più chiacchierone di tutti. L’unica cosa che lo rattrista è il ridicolo nome che gli hanno dato, anche se a dire il vero, non sempre gli dispiace, dopotutto è sempre molto fiero perché vuoi la moda, vuoi la tradizione, è spesso lui che porta i gioielli, ed essendo questa quasi un’esclusiva, se ne vanta. Semplice vero? Lui lo pensa e non lo dice, e gli altri lo sanno: che cosa inutile e faticosa sarebbe farglielo pesare!. Inoltre, che volete, c’è sempre quello più forte e non chiede mica il parere dei più deboli, tutt’altro!, decide e basta. Fa’ terrore a tutti: Pollice. Che nome possente, e poi a vederlo bene... quanta forza, quanta robustezza, tutti lo rispettano. Si sente indispensabile, e pensandoci bene, forse per questo è così distante dagli altri. Chissà se ne è felice. Nella nostra compagnia ce n’è rimasto un altro, piuttosto piccolo. Vediamo vediamo: chi è? Ma sì! Mignolo, timido come sempre. Lui è molto contento di quello che sa fare, ha solo un po’ di paura a dirlo. Infatti gli piaceva pensare che col passare degli anni sarebbe cresciuto e che, magari, un giorno potesse diventare il più alto e il più forte di tutti. Tristemente però, giorno dopo giorno, mentre cresceva, si sconsolava nel vedere i suoi amici crescere al suo pari. E’ la vita, pensò.
L’esistenza di tutti loro proseguiva come quella di qualsiasi altra comunità. C’era chi guidava, c’era chi seguiva, c’era chi dissentiva. Poi non mancava chi credeva d'essere indispensabile e... chi era trascurato. Come in ogni comunità, dunque.
Le cose più belle sono quelle che però restano. Era molto bello lavorare insieme, spesso si costruivano cose veramente straordinarie, si trasformavano gli oggetti, si faceva della musica, si provavano delle piacevoli sensazioni... tranne che in alcune occasioni, come quando ci si scottava. Che imprudenti che erano questi uomini!. In tutti i modi, la cosa più grande, più straordinaria, quella che andava al di là d'ogni limite... sì, proprio così, era l’amore. Infatti loro erano tutti messaggeri d’amore. Ah!, come erano felici quando s'accarezzava, magari un bambino, oppure stringere orgogliosi una mano, un tenero pizzicotto, che gioia. Allora ci si dimenticava di tutto. Purtroppo, tutta quest'armonia, come in ogni comunità dove appena s’insinua l’ombra cupa e malvagia dell’egoismo, comincia a sgretolarsi e, un po' alla volta s'aprono le porte ad altre ombre, altri sentimenti che spesso rischiano d'avere la meglio sull’amore. Questo finché non succede qualcosa che riesca a intenerire di nuovo i cuori di tutti, o almeno dei più. Qualcosa di simile capitò ai nostri amici.
La vita continuava. Il tempo, già, il tempo...proprio lui, come sempre, come da sempre, passava imperturbato, incurante di tutto e di tutti. Continuava a marciare, a scivolare via, tra un momento ed un altro, tra il lavoro, il riposo, i problemi, le delusioni..., uguale e imparziale, per ognuno di loro, per ognuno di noi. Ora però mi devo fermare e smettere di parlare del tempo, questo racconto dopotutto non lo riguarda direttamente, e poi potrebbero arrabbiarsi i nostri cinque protagonisti. Bene, mentre appunto il tempo (di nuovo!?) passava, consolidando attimo dopo attimo ogni situazione, stava succedendo qualcosa di assolutamente... normale!. C’era da lavorare, di forza questa volta. Bisognava trasportare qualcosa. Si trattava di un sacco o giù di lì, almeno era ciò che sembrava, o forse ne erano due. Infatti le dita non hanno occhi e possono solo sentire. Il punto è che era un peso enorme per i nostri fragili (tutto è relativo...) amici, la o le buste erano state fabbricate di un materiale ostile, liscio e tagliente, ma le sfide come si sa piacciono a tutti (più o meno) ed allora ecco come andarono le cose: subito Medio entrò in azione ed insieme ad Anulare e Indice e Pollice strinsero il peso inclemente delle buste. In principio tutto fu facile, ma la cosa cominciava a durare un po’ troppo a lungo. Tuttavia i nostri erano forti e sopportavano bene lo sforzo. Ad un certo istante però, il peso pur rimanendo lo stesso sembrò aumentare gradualmente, insieme con il dolore ed il sudore. C’era da resistere, tanto, come al solito, prima o poi tutto sarebbe finito, ma quando?. E poi, checché ne dicessero gli esseri umani, lasciarsi sfuggire quel peso sarebbe stata una sfida persa. Solo questo, ma pur sempre una sfida persa. Il limite era ormai vicinissimo, le piccolissime vene che caratterizzano i nostri amici sembravano scolpite, pronte a scoppiare, niente più si muoveva al loro interno e la busta cominciava a somigliare sempre più ad una lama, una lama che s'accingeva a fendere la carne. Intanto dall’alto non arrivava nessun segnale. Il dolore era ormai insopportabile ed il sudore rendeva tutto così difficile. Anche Pollice era stremato e forse sarebbe stato il primo a demordere. Ormai tutto era perso, stava per accadere, un attimo e paff!!, la busta con il suo peso scivolava via, veloce in direzione del suolo, pronta a portarsi via tutti gli sforzi, a seminare delusione e vincere senza pietà e senza colpa la sfida. C’era da aspettare che l’impatto col suolo sancisse definitivamente la sconfitta...ma che succede!?, è sospesa per aria?!, no!, è appesa...sì, proprio così, è appesa a lui, a lui, a quel moccioso...Mignolo!!, incredibile!. In un attimo dopo essere stato trascurato da tutti, (neppure uno aveva chiesto il suo aiuto), o forse nessuno ci aveva pensato, lui così piccolo... che cosa avrebbe potuto fare. Tutti questi pensieri scorrevano velocissimi e non c’era tempo da perdere, bisognava aiutarlo, e subito!. Dopo qualche momento tutto era passato. Il carico era salvo.
Questo avvenimento scosse la nostra comunità. Avevano scoperto un nuovo modo di intendere la convivenza. Da allora tennero tutti in molta considerazione le qualità degli altri, senza dimenticare le proprie. L’effetto come sempre non durò a lungo, ma quanto meno da quel momento nessuno dimenticò più né quanto avevano provato, né quanto fosse importante in una comunità ricordare sempre di esserlo.