L'ultima notte (di Gabriele Romagnoli).
Leòn aveva fatto il pieno di inquietudini e presagi: Riad, Nassirya, Istanbul e What's Next. Si era convinto che il mondo stesse per finire. Pensò a quel che aveva ancora voglia di fare, prima del congedo. Guardò la sua agenda: chi desiderava rivedere? Quando stava perdendo la speranza, si fermò alla lettera V: Vìvian. Si erano visti per sei (sette?) anni, on and off. Qualche on, lunghi off. Poi, quasi buio. Lui si era disperso in Australia, lei viveva a Londra, possibilmente felice. Leòn le scrisse da un cellulare: "Vediamoci per l'ultima notte". Si aspettava: "Troppo tardi". Ricevette: "Ok, ma decido io dove". "Attendo istruzioni".
Una settimana dopo atterrava a Heatrow. Lei aveva portato un paio di occhiali da rocciatore neri e un walkman. Gli coprì occhi e orecchie. Lo imbarcò per Chissadove, guidandolo come un cieco annegato dentro i Radiohead. Leòn percepì l'atterraggio (volo breve), il pullman, il traghetto. Non capiva la lingua, aveva freddo. Fu condotto in stanza, gli furono tolti occhiali e cuffie. Vide la notte ai vetri, l'ultima. Pensò soltanto, come spesso, a fare l'amore.
Si svegliò molto più tardi, ma era ancora notte, Vìvian lo riprese dentro di sé prima che avesse tempo di controllare l'orologio. Rifece l'amore, ridormì. Credette di essere in un sogno: sembrano settimane, ma sono soltanto secondi.
"Dove siamo?", chiese dopo un mese, o un minuto.
"Alle Lofoten, in Norvegia - rispose lei - La notte è appena cominciata. Abbiamo ancora cinque mesi prima che finisca".
Lui dimenticò il lavoro, lasciò scadere gli impegni e perfino le SkyMiles accumulate.
Cinque mesi (o minuti) più tardi, si svegliò sentendo la voce di Vìvian al telefono. Parlava in inglese, come in una vecchia canzone dei Pooh. Diceva a qualcuno a Londra che la ricerca sulle pulcinelle di mare era finita e stava tornando a casa. Leòn finse di dormire per non vederla infilarsi nello spiraglio della prima luce. Rimasto solo, si alzò e andò alla finestra. Vìvian camminava senza voltarsi. Leòn non soffrì, non più: ognuno ha un solo possibile destino e "se nulla dura, neanche la fine allora". Albeggiava. Se anche il mondo aveva i giorni contati, restava un sacco di tempo.
Lo spunto per queste righe viene da "Fare l'amore", Jean-Philippe Toussaint, Nottetempo editore.
Bello no? Romagnoli lo trovate tutti i giorni (o quasi) qui.