Gabriele Romagnoli. Scrittore e giornalista di Repubblica. Continua a stupirmi. Trovo incredibili i suoi racconti. Come quello che segue, su Parigi. Emozioni simili le provo anche leggendo qualche blog, come questo. Buon divertimento, sempre.
I misteri del viaggiatiore - PARIGI
GARE DE LYON
Il Viaggiatore arrivò alla Gare de Lyon in perfetto orario. Aveva con sé soltanto una piccola valigia di pelle rossa e un appetito terribile: da sempre diffidava della ristorazione sui treni. Sapeva, tuttavia, come risolvere il problema: "Le Train Bleu", il ristorante della stazione, uno dei suoi preferiti a Parigi.
Già con l'acquolina in bocca salì lo scalone che conduceva alle sue sale ed entrò. Il maitre lo riconobbe con un sorriso e lo condusse a uno dei divanetti scuri accanto alle vetrate, prese in consegna personalmente la valigia rossa e scomparve. Lo Chablis arrivò senza che dovesse ordinarlo e così la zuppa di lenticchie con olio di tartufo e funghi. Il suo gusto e il suo olfatto erano soddisfatti dal cibo; l'udito dagli annunci dei treni in sottofondo che gli consentivano di non sentirsi "un uomo arrivato", espressione che detestava in ogni possibile senso; il tatto dalle solide posate d'argento; la vista dallo scorcio della città illuminata e attraversata dal traffico.
"Incantevole, vero?".
La voce alla sua destra lo sorprese. Si voltò: un uomo solo cenava nel tavolo a fianco. Aveva la faccia di un ragazzino, ma pochi capelli, già grigi; abiti coloratissimi, ma modi da gran signore. Il Viaggiatore gli dedicò un sorriso di cortesia. L'uomo chiese: "Italiano?". Il Viaggiatore indossava abiti di Hong Kong, occhiali comprati a Londra, aveva con sé una copia di Libération, chiese: "Da cosa l'ha intuito?".
"Esperienza professionale"
"Sarebbe?"
"Faccio la guida bugiarda"
"Prego?"
L'uomo si alzò e sedette accanto al Viaggiatore. Indicò un paravento artistico davanti a una finestra del ristorante: "Vede quello?". Il Viaggiatore annuì.
"L'hanno messo dopo quel che accadde una notte di dicembre del 1992. Una coppia clandestina era seduta a quel tavolo là, vede, lui veniva apposta da Amsterdam per incontrarla, a volte non avevano neppure tempo per...lei capisce...cenavano e basta, poi lui ripartiva, a volte consumavano, lei capisce cosa...là dietro, nei bagni del Big Ben Bar, splendidi peraltro...ma quella sera non fecero in tempo, perché il marito, appostato a quell'abbaino là, quello, vede? Ecco, da là sparò due colpi e centrò entrambi, caddero lì, la testa nell'aragosta. Da allora, il paravento...".
Il Viaggiatore lo guardò stupito.
L'uomo sorrise: "L'ho appena inventata, gliel'ho detto: sono una guida bugiarda".
BUDDHA BAR
Il Viaggiatore uscì nella sera fredda. La guida bugiarda era al suo fianco. Spiegò: "La gente che va in giro vuole divertirsi, sentirsi raccontare storie, non importa se sono vere o no. E' lo stesso principio del cinema, della televisione. Stai a naso insù sotto un palazzo che è uno schermo e vuoi sapere di nobili e serve che ci hanno amoreggiato, di fantasmi che lo popolano, essere testimone indiretto della tragedia e della meraviglia e io a questo provvedo. Pensa che sia disonesto? No, signore, io invento una storia diversa per ogni cliente, non racconto mai due volte la stessa, sono un autore, a mio modo, avessi scritto per la tv, sa i soldi che avrei fatto...".
Il viaggiatore estrasse una banconota da 200 Euro. Gliela allungò, disse: "Mi porti in giro, mi racconti la sua Parigi, quella che non è mai esistita".
"Da dove cominciamo?"
"Ho sete, partiamo da un bar"
La guida bugiarda chiamò un taxi e diede come indirizzo Place de la Concorde. Scesero a pochi passi dalla ruota panoramica che li trafisse con frecce di luce. Svoltarono a destra e superarono l'ingresso del "Buddha Bar". Il Viaggiatore aveva tutte le compilation, riconobbe subito le note degli Zen Men: "Une Table à Trois". Sedettero a un tavolino sul loggiato, affacciato sulle volte accanto al Buddha dorato. Ordinarono due kir. Il Viaggiatore attese, accendendosi un sigaro all'anisette. La guida bugiarda indicò una cameriera asiatica: "Laotiana disse E' la reincarnazione di un lama, uno molto importante. Dicono che suo padre fosse puro spirito, la madre ha percorso i sette altipiani per scoprirne la sacra origine. Infine, il Dalai Lama in persona gliel'ha rivelata. La ragazza l'ha saputo mentre era già a Parigi, ma non ha voluto cambiare lavoro. Dice che la sua ascesa sarà solo interiore. Ogni sera una comitiva di importanti uomini asiatici o buddisti vip viene qui e le lascia mance principesche perché possa mantenersi come desidera. Lei le regala ai poveri, si dice. Si dice anche che abbia inciso lei il motto che sta nei cd"
Il Viaggiatore mormorò: "C'è un solo momento in cui è essenziale svegliarsi: il momento è adesso".
La guida bugiarda annuì. "Proseguiamo disse per duecento euro ne ha diritto".
MARAIS
Il Viaggiatore stavolta volle prendere la metropolitana. La guida bugiarda acconsentì di buon grado: amava il popolo sotterraneo, gli forniva infiniti e facili spunti per storie. Sui vagoni della linea 8 gliene raccontò un paio al volo riguardanti un barbone che dormiva sul sedile e una stazione (Bonne Nouvelle) in cui le luci si accendevano e spegnevano secondo una inquieta intermittenza ("quando all'inferno fanno festa va in sovraccarico"). Cambiarono a Republique e scesero, infine, all'Hotel de Ville, inoltrandosi per le stradine del Marais. I loro passi risuonavano nella notte, dagli spiragli dei locali uscivano le risate degli avventori.
Erano in rue de Sevigne quando il Viaggiatore domandò: "Da quanti anni fa questo lavoro?".
La guida bugiarda rispose: "Potrei dirle dieci, venti, tutta una vita, chi le assicura che non mentirei?".
"Questa risposta non fa parte del servizio"
"Allora dieci, dieci anni"
"Sempre Parigi?"
"Non c'è altra città, non per me. E' l'amore di una vita. Amo il suo respiro, la sua luce, i suoi rifugi dal tempo. Qui ascolti il mondo come un rumore di fondo, puoi delegare il destino a chiunque e in qualunque momento, evadere senza passaporto, non so che cosa sto dicendo cazzate, presumo l'amore è così no, non lascerei mai Parigi, se Parigi non lascerà me ecco, siamo arrivati".
Era un piccolo caffè in rue Vieille du Temple, si chiamava "Ferre à cheval" dalla forma del bancone, lo popolavano artisti o aspiranti tali, che cominciavano ad affermarlo dall'abbigliamento. Si fecero largo, ordinarono due caffè. La guida bugiarda indicò una scritta sulla parete: "Così come stai/stai come sei/capovolgiti/ma non tornare indietro". Disse: "Quella la incise di suo pugno, una notte, un poeta surrealista che abitava dietro l'angolo, in una casa di diciotto metri quadrati, praticamente un astuccio per matite. Diceva di voler scrivere la propria autobiografia vivendo, non andava mai a dormire se non aveva reso interessante il capitolo quotidiano. Scomparve un giorno dicendo che andava a cercare la fine"
"La trovò?"
"E' la fine che trova noi, signore"
"Ora tocca a me andare a dormire, è stata una curiosa serata, grazie. Buonanotte"
La guida bugiarda restò al bancone. Il Viaggiatore chiamò un taxi. Nella tasca, al momento di pagare, si ritrovò la stessa banconota da duecento Euro
MONTMARTRE
Il Viaggiatore si svegliò tardi. Aveva preso alloggio in un piccolo hotel a Montmartre. Aveva parecchi amici nel quartiere: un pittore di angeli venuto dall'Italia, una cantante blues della Louisiana e il commissario Vuarnet, del locale distretto. Il pittore non era in casa, la cantante dormiva fino alle cinque, andò a trovare il commissario. Avevano un bel da dire che Montmartre era una trappola per turisti: lui ci sarebbe rimasto per tutta la vita.
Saliva le scalinate a due gradini per volta, sospinto da una gaiezza che pochi altri luoghi gli comunicavano. Guardava i passanti, i giardini, gli edifici e provava a immaginare le storie che la guida bugiarda ci avrebbe ricamato sopra. Invano. Non gli aveva lasciato neppure un recapito: non avrebbe mai saputo la vera storia di una falsa Parigi (o la falsa storia della vera città, contava?).
Vuarnet era alla sua scrivania. Lo abbracciò e gli offrì una spremuta di mandarini corretta con gin. Parlarono dei vecchi tempi: di Louise, del valico di frontiera al monte Bianco, di quella banda di camionisti che faceva contrabbando umano.
Vuarnet disse: "Stai meglio tu, adesso, almeno non insegui nessuno e nessuno insegue te".
Indicò prima le foto dei ricercati, poi quella di Louise. Il Viaggiatore non mosse gli occhi dalle prime: tra i manifestini appesi, quello di un uomo con la faccia da ragazzo, ma quasi calvo, elegante e stralunato.
"E questo?" domandò.
Vuarnet mise gli occhiali: "Lo cerchiamo da dieci anni... era un poeta... aveva avuto una figlia da un'asiatica mentre combatteva in Indocina, la madre morì, lui portò qua la ragazza, ma lei fuggì di casa, lui sposò una parigina, lei lo tradiva, lui uccise lei e l'amante..."
"Al Train Bleu"
"Esatto...come lo sai?"
"Devo averlo letto"
"Fu un sacco di tempo fa... il tipo è scomparso, probabilmente all'estero, aveva un sacco di fantasia... poeti..."
"Puoi giurarci, così come stai, stai come sei..."
"Eh?"
"Niente, me l'offriresti un caffè?"
"Hai bisogno di svegliarti?"
"Il momento è adesso"